26 ottobre 2006

La Tigre e la Neve

Chi poteva immaginare che dopo la grande gioia per la vittoria a gli Oscar, questo ambitissimo premio sarebbe diventato una condanna per il povero Benigni?
Eppure è così.

Agli esordi era criticato per il suo gergo da “toscanaccio”, ora è criticato per le sue dolci esaltazioni per la vita.

Dopo la “Vita è bella”, dopo che gli occhi del mondo si sono posati sul nostro già famosissimo e amato (per lo meno da alcuni!) attore-regista toscano, le responsabilità sono aumentate, non può più dedicarsi a quelle commedie semplici, e molto italiane, che hanno segnato il suo successo, come "Jhonny Stecchino" o "Il Mostro", deve dare contenuti! Deve realizzare grandi prodotti!

Ed ecco che Benigni si impegna al massimo realizzando “Pinocchio”, il primo film italiano con largo uso di effetti speciali…un po’ all’americana, forse troppo secondo i critici, che accusano Benigni di essersi venduto agli Americani.

Primo, un artista, se vuole campare, deve necessariamente seguire le leggi e le richieste del mercato.
Secondo, una balena, quel gigante di Mangiafuoco, i topi della carrozza della fata e altro…come poteva realizzarli senza effetti speciali??
Va bene che siamo un popolo attaccato alle tradizioni, ma non esageriamo!!

Girare “Pinocchio” con Roberto Benigni era stata un idea di Federico Fellini, ma per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute non era riuscito a realizzarla.
Benigni ha fatto del suo meglio per avvicinarsi al progetto dell’amico e stimato collega, ma di certo con Fellini alla regia sarebbe stato diverso…ma non per forza un successo!

Fra la delusione generale, il film ha comunque conquistato un lauto incasso, e trovo che sia una delle riproduzioni più fedeli delle avventure di Pinocchio descritte da Collodi.

Segue, dopo tre anni, “La Tigre e la Neve”.
Titolo poetico, situazione realistica, ambientato ai giorni nostri…sembra che Benigni abbia deciso di fare un passo indietro e tornare al vecchio stile.

Racconta l'inizio della guerra a Bagdad, una situazione molto delicata, come lo era l’olocausto degli ebrei in “La vita è bella”, ed anche stavolta decide di usare tatto, ironia e delicatezza.
Forse anche troppa, la guerra resta sullo sfondo e non si riesce a coglierne a fondo la gravità.
Ma il film doveva superare i confini nazionali, possibilmente sfondare anche lì al botteghino, magari vincere altri Oscar, e chissà come avrebbero accolto oltre oceano una descrizione troppo severa e contraria al "lavoro" dei loro militari. Maglio non rischiare si sarà detto Benigni.

Se nel film che gli regalò l’Oscar, faceva di tutto per il suo figliolo, ora il centro delle sue attenzioni e la sua amata Vittoria, naturalmente interpretata dalla moglie e fida collega Nicoletta Braschi.
La trama è schematica, un po’ piatta e statica, i colpi di scena sono perlopiù legati a Vittoria, di cui viene svelata la vera identità (e quindi le morbose attenzioni di Attilio) solo alla fine del film.

Attilio De Giovanni (Roberto Benigni) è un uomo stravagante, appassionato poeta, insegnante all’Università, divorziato, ha due figlie gemelle adolescenti, che ospita a casa sua periodicamente.
Dopo una breve storia con Nancy una sua collega, la sua sola ed unica grande ossessione diviene Vittoria, che sembra non volerne sapere di lui!
La sogna, la insegue…ma non c’è niente da fare!
Lei preferisce concentrarsi sul lavoro e partire per Bagdad con uno dei più grandi poeti arabi di tutti i tempi , Fuad (Jeane Reno) , di cui sta curando la biografia.
A Bagdad, Vittoria viene coinvolta in un esplosione, Fuad comunica la notizia ad Attilio che si precipita in suo soccorso senza esitare un attimo.

Seguendo le istruzioni del medico, Attilio un po’ alla volta porterà alla donna le cure necessarie, ma non senza difficoltà a causa della guerra.
Non mancano alcune gag tra i soldati americani agitati al posto di blocco, cammelli testardi, furto di scarpe con fuga su un campo minato, un Padre Nostro recitata ad Allah.
In pratica fra una Vittoria in barella e un Fuad inutile, tutto lo show è sulle spalle del Benigni-Attilio che grazie al cielo ha una presenza scenica indiscutibile!

Vittoria si riprende, ma Attilio imprigionato a Bagdad non potrà riabbracciarla se non al suo rientro in Italia (dopo un giorno di prigione anche qui!).

Il finale con quel luminoso sorriso di lei fa presupporre che ha inteso a chi deve la vita, ed ovviamnte le possibilità di conquista di Attilio passano dallo zero al 100%.

Benigni è meno pimpante del solito, ma con la sua adorata moribonda è comprensibile!
E’ stata una bella mossa tenere immobile sul letto Nicoletta Braschi, tanto, per come recita…non poteva declamare i versi d’amore per il suo onirico sposo peggio di così!!

Già, la scena iniziale, il sogno, Benigni in mutande, quelle inquatrature strette a visi sgangherati...evidente spunto Felliniano! Ma fra i due registi continua a non esserci paragone!!

Jeane Reno, ha fatto uno sforzo notevole imparando italiano ed arabo! È da apprezzare, anche se il suo personaggio resta un po’ campato in aria, non sono chiari i suoi modi, i suoi gesti, i suoi pensieri, ma questo per difetto di sceneggiatura. Poteva essere impiegata meglio la presenza di Reno.

Il film non è perfetto, ma gradevole sì!
Non si schiera, non si immischia in faccende politiche, perchè per Attilio, di tutto quello che accade sa solo una cosa: deve riportare a casa sana e salva la sua donna.

Vestendo i panni di un poeta di professione, Benigni non si poteva far sfuggire l’occasione per esaltare e spiegare l’importanza e la meraviglia che ha da sempre per lui la poesia.
Bellissimo il contraddittorio monologo di Attilio De Giovanni (Benigni) ai suoi studenti:


Su avanti! Svelti, veloci, piano, con calma, non vi affrettate!
Poi non
scrivete subito poesie d’amore, che sono le più difficili!
Aspettate di avere
almeno un ottantina d’anni.
Scrivetelo su un altro argomento, che ne
so..su..su un…il mare, il vento, un termosifone, un tram in ritardo,
ecco!
Che non esiste una cosa più poetica di un’altra!
Avete capito?! La
poesia non è fuori, è dentro!
Cos’è la poesia?
Non chiedermelo
più
Guardati nello specchio, la poesia sei tu!
E vestitele bene le
poesie!
Cercate bene le parole!
Dovete sceglierle!
A volte ci vogliono
otto mesi per trovare una parola!
Sceglietele!
Che la bellezza è
cominciata quando qualcuno a cominciato a scegliere!
Da Adamo ed Eva, lo
sapete Eva quanto tempo ci ha messo prima di scegliere la foglia di fico
giusta?
Come mi sta questa, come mi sta questa, come mi sta questa, ha
spogliato tutti i fichi del Paradiso Terrestre!
Innamoratevi!!
Se non vi
innamorate è tutto morto!
Morto tutto è!!
Vi dovete innamorare è diventa
tutto vivo! Si muove tutto!
Dilapidate la gioia!
Sperperate
l’allegria!
Siate tristi e taciturni con esuberanza!
Fate soffiare in
faccia alla gente la felicità!
E come si fa?
Fammi vedere gli appunti che
mi son scordato…questo è quello che dovete fare! Non sono riuscito a leggerli,
ora mi son dimenticato, per trasmettere la felicità bisogna essere felici!
E
per trasmettere il dolore bisogna essere felici!
Siate felici!
Dovete
patire, stare male, soffrire, non abbiate paura a soffrire! Tutto il mondo
soffre!
Se non avete i mezzi, non vi preoccupate tanto per fare poesia una
sola cosa è necessaria: tutto!
Avete capito? E non cercate la novità! La
novità è la cosa più vecchia che ci sia.
E se il verso non vi viene da questa
posizione, da questa, da così…bhè, buttatevi in terra! Mattetevi così, eccolo
qua! Ah! E da distesi che si vede il cielo! Guardate che bellezza!
Perché non
mi ci sono messo prima!
Cosa guardate?
I poeti non
guardano…vedono!
Fatevi obbedire dalle parole!
Se la parola
“muro”….”muro”non vi da retta, non usatela più per otto anni, così
impara!
Che è questo? Bho, non lo so!
Questa è la bellezza, come quei
versi la, che voglio che rimangano scritti lì per sempre!
Forza cancellate
tutto.
Che dobbiamo cominciare…la lezione è finita.

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