09 ottobre 2015

Inside Out

Sapete qual è il punto di forza di "Inside Out"?
Essere incredibilmente convincente!

Ci raccontano che abbiamo in testa dei simpatici pupazzetti che ci guidano e ci ritroviamo a pensare cose del tipo: 
"Ah, ecco come funziona!"
"Ora capisco cosa mi è preso da adolescente!"
"O le mie Gioia e Tristezza si sono messe in sciopero, oppure si sono perdute come nel film!".

Tutto è talmente ovvio che deve essere vero.
Cadiamo in questa illusione perché noi spesso ci sentiamo dominare da rabbia, gioia, tristezza, paura e disgusto.
Sono le emozioni più utilizzate, non mancano mai di fare la loro comparsa nel quotidiano.
Il disgusto ci tiene lontani da cibi e posti infetti.
La paura protegge la nostra incolumità.
La rabbia ci dà la grinta per farci rispettare (anche se a volte la situazione ci sfugge di mano!).
La gioia è l'emozione più bella, che vorremmo sempre attiva e in azione.
Poi c'è lei, tristezza.
Non l'abbiamo mai potuta sopportare! E abbiamo cercato di farglielo capire in tutti i modi, anche cantando. "Tristezza, per favore vai viaaa!" 
Ma niente, lei è sempre rimasta là.
Tocca rassegnarci. 
La tristezza è parte di noi, ha una sua utilità.
Come potete notare nello schema qui in basso, la tristezza contribuisce a dar vita a tutta una serie di altre emozioni, quindi è indispensabile per il nostro equilibrio psichico.



Adesso, questa nuova teoria psicologica di "Inside Out" non sarà la più seria e scientifica sentita finora, ma potrebbe aiutare i bambini americani.
Negli Stati Uniti, più che altrove, si sono prescritti troppi antidepressivi per i minorenni. Al primo accenno di disagio, malinconia, emozioni tristi ma normali nella crescita e nel confronto con la realtà, la risposta immediata dei medici e dei genitori sono gli antidepressivi, quando sarebbe molto meglio parlarsi, piangere e abbracciarsi. Questo è il messaggio che cerca di trasmettere "Inside Out".

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