26 novembre 2013

La vie en rose

Ma che vita travagliata ha avuto Édith Piaf!

Figlia di artisti di strada, una cantante e un contorsionista, passa la sua infanzia sballottata tra i genitori e i nonni. Nessuno di loro sapeva occuparsi degnamente della piccola Édith. Mi basta dirvi che il posto migliore in cui ha vissuto è stato il bordello gestito dalla nonna paterna!

Édith scopre di avere una voce sensazionale a 9 anni esibendosi per strada con suo padre.

A 17 anni resta incinta, ma sua figlia muore di meningite fulminante a soli due anni.

Édith continua a vivere del suo canto esibendosi agli angoli delle strade, ma stavolta con la sorellastra Mômone.
Finalmente un colpo di fortuna, la sente il produttore Leplée (Gerard Depardieu) e tra i due inizia una fruttuosa collaborazione.
Raggiunto il successo a Parigi, la morte misteriosa di Leplée la travolge in uno scandalo.

Sembrava la fine per la carriera di Édith, ma rinasce grazie a un nuovo impresario, Raymond Asso, che le insegna a immedesimarsi nel testo delle sue canzoni, a scandire bene le parole, a stare in scena come una grande artista.

La notorietà in Francia le permette di tentare il grande passo: partire alla conquista di New York.
A New York conosce l'amore della sua vita il pugile Marcel Cerdan.
La felicità (vissuta con un po' di conflitti interiori visto che lui era sposato e con tre figli!) finisce troppo presto. Marcel muore in un incidente aereo.

Édith già solita a bere molto e fare uso di morfina, fa un tale abuso di queste sostanze da ridursi a soli 48 anni come una vecchietta e morire.

"La vie en rose" è un buon biografico, soprattutto se si vogliono conoscere le origini, la giovinezza, l'anima inquieta della voce di Parigi, Édith Piaf.
Assurdo però, che in un film con un tale titolo, manchi il racconto della genesi della canzone "La vie en rose". Cancellato il periodo della seconda guerra mondiale. Forse volendo celebrare la cantante, ricordare che si era esibita per i soldati tedeschi non sarebbe stato il massimo...
Il regista Olivier Dahan aveva intitolato il film "La Môme", usando il primo nome d'arte della Piaf, e quindi titolo giustissimo, più in linea con i contenuti. Ma voi sareste andati a vedere un film dal titolo "La Môme"? No, perché non vi avrebbe detto niente, mentre "Le vie en rose" è un ritornello che conoscono tutti. Solite strategie di marketing che calpestano l'essenza del prodotto.

Piaf e Cotillard a confronto

Grazie a questo film, la bella Marion Cotillard vince il suo primo premio Oscar come attrice protagonista nel 2008.
Il lavoro fatto dall'attrice è notevole. A parte gli occhi azzurri, nulla nel fisico e nell'atteggiamento la accomuna alla Piaf. Prima di andare in scena sono state necessarie sei ore di trucco. Per renderle la fronte più alta le hanno persino rasato i capelli. Ma, a detta dell'attrice, la parte più difficile è stata seguire perfettamente il playback delle canzoni.
Marion è rimasta talmente legata al personaggio da decidere di chiamare suo figlio Marcel (nato nel 2011) come il grande amore della Piaf.


2 COMMENTI:

  1. Bel film, lo vidi al cinema e qualche giorno fa (o settimana scorsa se non due, non ricordo bene) in tv. In genere questo genere di film non sempre mi attira perché non so mai dove finisce la realtà e inizia la parte romanzata, ma qui sono stati davvero bravi, Marion Cotillard per prima.

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  2. Ma siamo sicuri? No, io, anche a IMDB, Film.tv.it letti e riletti, prima di guardarlo, pensavo: ma è proprio lei??? Non è troppo alta per quel ruolo?

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