23 aprile 2012

I love shopping

Leggere un libro di Sophie Kinsella vuol dire rilassarsi, sorridere e ritrovare l’ottimismo.

Le protagoniste dei suoi romanzi sono per lo più delle ragazze graziose, ma insicure e goffe. Per fortuna, dietro un'apparenza fragile, c’è un cervellino che funziona e con intelligenza e un pizzico di fortuna non solo le nostre belle risolvono i loro guai ma trovano sempre ( e dico SEMPRE!) l’uomo dei loro sogni, anzi, lui è molto meglio di ogni loro previsione. Bello, ricco e dall’infinita pazienza.

Sophie Kinsella ha esordito nel 1995, da quella data ha pubblicato ben sette romanzi apprezzati dalla critica ma poco dal pubblico. La svolta arriva grazie a Rebecca Bloomwood, la protagonista di “I love shopping”. Rebecca, detta Becky, riscuote tanta simpatia e affetto da parte delle lettrici che l'editore chiede alla scrittrice di portare avanti le sue avventure,  ed ecco arrivare uno dopo l'altro: “I love shopping a New York”, “I love shopping in bianco”, "I love shopping con mia sorella", "I love shopping per il baby", "I love mini shopping".
Forse hanno un po' esagerato. Io mi sono fermata al terzo!

Visto il successo planetario, ad Hollywood si sono chiesti: "E se provassimo anche noi a marciarci su questa storia?".


Detto fatto!

Peccato che, come al solito, libro e film hanno poco in comune.

La trama del libro è stata tagliata e modificata tantissimo, non capisco perchè non sia stata risparmiata nemmeno la sciarpa portafortuna di Becky che da blu è diventata verde!  Se hanno cambiato persino questo dettaglio, immaginate... no, se non avete letto i libri non potete immaginare quanto hanno reso grottesca Becky!

Si punta molto sulla sua mania per lo shopping, ogni fotogramma sembra gridare: "Questa è fuori di testa! Se anche tu sei ridotta così fatti curare!". Non si riesce proprio a guardare Becky con dolcezza, sembra una matta! Tutto il film sembra un manifesto contro lo shopping compulisivo. Gli autori erano concentrati a tal punto su questo obbiettivo che hanno inserito delle scene in cui Becky va in un centro di recupero per compratori compulsivi (inesistente nei libri!) e hanno perso tempo prezioso in cui potevano mettere in risalto i buoni sentimenti e il talento di Becky.

Per finire, era meglio ambientare il film a Londra. Primo, per rispetto del libro, secondo, per evitare inopportuni paragoni con "Il Diavolo veste Prada" o addirittura "Sex and the City" che è tutta un'altra cosa!

1 commento:

  1. Che coincidenza strana. Non ho mai visto il film perché lo ritengo un mix tra "Il diavolo veste Prada", "Sex and the city" e "Un amore a cinque stelle", e tu termini proprio con due film da me pensati. Questa è blogcinesi!!

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