Somewhere

Cosa penso di "Somewhere"?
5,4,3 stelline? No, 2 palle!
Una noia colossale! Tanto che dopo quattro minuti dall’inizio del film vorresti alzarti, entrare nella pellicola, dare due schiaffi al protagonista e urlargli: “Ma fa qualcosa!! Parla! Innamorati, arrabbiati, trovati un lavoro, cucina, fai una sciarpa all’uncinetto…muoviti! Fa qualcosa!!”.

La vita dell’attore di Hollywood è mille volte più noiosa della nostra. Che soddisfazione!

Va bene, se vogliamo parlare bene di questo film possiamo esaltarne il lato tecnico, l’abilità della regista nel trasmetterci la depressione dell’attore proprio attraverso questa calma e ripetitività malinconica delle scene. Colonna sonora perfetta. Inquadrature d'artista. Sì, un vero gioiellino cinefilo da festival…

Ma chi cerca una storia, una speranza, uno svago, non può che restare deluso dal silenzio, dalla lentezza di un film che è stato esaltato più del dovuto.

C'è una breve scena che ci tocca da vicino. Serata del Telegatto (ormai estinto!) presentato da Simona Ventura e Nino Frassica (coppia inedita) con la partecipazione straordinaria della vamp Valeria Marini.
La Marini è stata doppiata nel canto e quindi non stona. Gravissimo errore! Sofia Coppola avrebbe dovuto tenerla in originale, senza filtri, allora sì, avrebbe fatto emergere la volgarità e la cafoneria della nostra tv aperta a tutti. E la Ventura? Troppo trattenuta! Se non le lasci dire frasi come “Sei simpatico come la sabbia nelle mutande”, "Duri meno di un gatto in tangenziale", "Crederci sempre, arrendersi mai", "A chi tocca non se 'ngrugna", "Capiti come il limone tra le cozze", pillole di saggezza su cui io medito tutti i giorni, è una qualsiasi!
Definirei dignitosa solo la comparsata di Giorgia Surina nei panni di se stessa, alle prese con le classiche interviste sceme, come ne ha dovute fare tante su Mtv, del tipo: "Cosa ti piace dell’italia?" e bla bla bla...

L’unica italiana presa sul serio e reclutata come attrice è Laura Chiatti. Peccato che si intravede, addirittura ghigliottinata per diversi secondi, preziosissimi per una che sogna di mostrare le sue capacità espressive d’attrice e far carriera in America.

Il dvd di "Somewhere" non lo voglio nemmeno in regalo!

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Simona Ventura cede il posto a...



Non avrei mai pensato che sarebbe successo... Simona Ventura lascia la Rai!

Noooooooo!!

Adesso cosa potrò scrivere?! Con lei mi tolgono anche l'Isola dei Famosi! Come faranno i poveracci dello showbiz a ritornare in auge?! Non ci saranno più morti di fama di cui sparlare! Be', no, quelli non mancano mai, basta avvicinarsi a una edicola per scoprire personaggetti sbucati da non si capisce dove...

Però sarà strano non sentire più la vociaccia stridente della Ventura.


Al suo posto a "Quelli che il calcio" ci sarà Victoria Cabello! Che spero vivamente abbia ricaricato le batterie e sia pronta a dare nuova vita al programma che era diventato chiassoso e pieno di gente inutile peggio delle ultime annate di "Buona Domenica".

Ma cosa farà ora la Ventura?
Amiciiiii di Skyyyyyy!!! La Ventura ve la beccate voi!! Hahahahahaha! Per 2 anni!
Ritorna a X-Factor con Morgan!

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Vicky Cristina Barcelona

Barcellona, in italiano.
Posto splendido! Di sicuro l'avete già visitato: Gaudì, la Sagrada Familia... Io ci ritornerò a Luglio!
Ma concentriamoci sul film!

Protagonisti quattro attori in totale stato di grazia: Javier Bardem (Juan Antonio), Rebecca Hall (Vicky), Scarlett Johansson (Cristina), Penélope Cruz (María Elena).

Vicky e Cristina sono due americane, due amiche diversissime per aspetto e per il modo in cui affrontano i sentimenti, l'amore.
Vicky ha un fidanzato ed è prossima alle nozze. Per lei, stabilità e serietà sono tutto in un rapporto.
Cristina cerca l'emozione, qualcosa di indefinito, che sia diverso, folle.

Quando il fascinoso pittore Juan Antonio si avvicina al tavolo delle due straniere e le invita ad andare a letto con lui, Cristina è decisa a dirgli di sì per il piacere dell'avventura, Vicky, più seria, rifiuta sdegnata e cerca di trattenere l'amica dal commettere una sciocchezza.

La situazione si rovescia. Non Cristina ma Vicky cede al pittore.
Pentita, Vicky decide di troncare la relazione sul nascere, non può lasciare il suo affidabile fidanzato per un artista spagnolo. Eppure questa scelta le peserà, passerà i suoi giorni a Barcellona a sognare una vita lontana dal suo storico fidanzato.

Cristina non sa della notte di Vicky con il pittore, e appena lui la invita coglie subito l'occasione per conquistarlo. Cristina va a convivere con Juan Antonio, ma la loro vita di coppia si trasforma ben presto in un menage à trois con l'arrivo di Maria Elena, ex-moglie di Juan Antonio.
I due ex-coniugi si amano moltissimo, e con altrettanta passionalità si detestano. La presenza di Cristina aiuta i due a vivere in armonia.
Cristina, alla lunga, inizia ad avere dei dubbi, decide di lasciarli e anche il legame tra i due ex ritorna a essere impossibile.

Juan Antonio rimasto solo ci riprova con Vicky.
Vicky che aveva sognato di prendere il posto di Cristina, si rende conto di non avere la tempra e il coraggio per vivere in modo così folle.

Cosa avrà voluto dirci il buon vecchio Woody Allen con questo film?
Che in base alla nostra personalità abbiamo ognuno di noi un modo diverso di intendere l'amore? Che è legittimo immaginare un amore diverso, una vita diversa, ma se non abbiamo il coraggio di cambiare non può che restare un sogno? Un sogno inopportuno visto che non ci fa godere ciò che abbiamo.

Sapete una cosa? Perché devo scervellarmi a trovare un'interpretazione di questo film quando lo stesso regista dichiara:
"Mi hanno chiamato dalla Spagna chiedendomi se ero interessato a girare un film a Barcellona che avrebbero finanziato ed io ho detto: "certo che sì". Amo la Spagna, Barcellona, e la mia famiglia sarebbe stata felice di trascorrerci l'estate. Così ho scritto una storia che potesse funzionare in quella città".

"Vicky Cristina Barcellona", una storia per promuovere la sensualità della Spagna e per permettere a Woody Allen di vivere in Europa a spese della produzione USA unita a quella del Paese ospitante. Mica male!

Infatti, ci ha preso gusto. Inghilterra, Spagna, Francia (il tanto chiacchierato film con Carlà), ed ora è il turno della nostra Italia.
Ancora top secret i nomi degli attori italiani prescelti. Sergio Rubini, il più quotato, ha detto di averci provato ma di non essere stato preso. Non gli dispiace più di tanto, ripensa ancora con orrore all'esperienza sul set di "Passion" di Mel Gibson! Gli attori italiani nei film americani vengono sempre maltrattati.
E qui mi viene in mente un altro film di cui forse scriverò domani.

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George Clooney è tornato single!!

Finalmente George!
Cavolo, ti facevo più intelligente! Due anni per capire chi avevi accanto!!!
Meglio tardi che mai!
La notizia è anche su "People", quindi è assolutamente ufficiale!

La coppia Clooney-Canalis ha chiuso!

“Non stiamo più insieme. È molto difficile e molto personale, per questo speriamo che venga rispettata la nostra privacy”.

La Canalis tornerà con Vieri?
Clooney è gay o no?
Cosa racconterà la Canalis di questi due anni di relazione?
Sapremo mai la vera motivazione che ha portato alla fine di questa "bellissima storia d'amore"? O avremo maggiori prove che la relazione era solo un contratto?

Intanto guardate un po' cosa viene fuori anagrammando i loro nomi...
GEORGE CLOONEY ED ELISABETTA CANALIS = LE DICE: "BENE, SONO GAY. TI LASCERÒ". GELATA.

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Il Caimano


"Dopo che il film è uscito (2006), è stato acquistato dalla Rai per un milione e mezzo di euro per cinque passaggi in altrettanti anni. Sono già passati tre anni e un mese e ancora non è stato trasmesso." Nanni Moretti, Ansa 30 aprile 2011.

Ieri, 19 giugno 2011, la Rai ha trovato il coraggio di trasmettere "Il Caimano".
E ci voleva tanto?!
Dopo aver speso 1 milione e mezzo di euro, se lo tenevano nel cassetto...assurdo!

Il masochismo della Rai sta toccando apici mai visti! Un’azienda che spende per nascondere un film, caccia via chi fa buoni ascolti... Appare evidente che non lavorano per loro, ma per far gentile servizio al potente di turno. Ma il canone Rai non lo paga solo il potente! Perché in questo Paese gli interessi di uno vengono sempre prima di quelli di 60 milioni di abitanti? Vorrei tanto conoscere la risposta.

Protagonista del discusso film di Moretti è Silvio Orlando nei panni del produttore cinematografico Bruno Bonomo.
Bruno è in crisi, il suo lavoro, il rapporto con la moglie (Margherita Buy), nulla gira nel verso giusto. L'unica occasione gli è data dalla sceneggiatura di una giovane esordiente (Jasmine Trinca) dal titolo "Il Caimano". La storia lo appassiona, e ancor prima di finire di leggerla e capire che il Caimano è Silvio Berlusconi, decide di farne un film.
Le difficoltà non mancheranno, ma sarà soprattutto il divorzio con la moglie a complicargli la vita.

Di Berlusconi si parla solo all'inizio e alla fine del film. Dopo gli ultimi avvenimenti l'ultima scena ormai è considerata profetica.
Moretti ha esagerato? Ha descritto troppo duramente Berlusconi? Be’ dipende… da cosa? Da te.

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Tra gossip e tv

Come state? Tutto bene? Avete sentito cosa hanno combinato i “vippucci nostrani” ultimamente?

Mentre vi ammorbavo con il racconto di “Smargiasso e Trucido”, due che potrebbero benissimo essere soprannominati come quei pirati, hanno fatto a pugni al party di Claudia Galanti.
Perché Bobo Vieri odia Corona? Oddio, capirlo non è difficile, tanti italiani provano lo stesso sentimento… Infatti, quel pugno a Corona ha riattivato la stima e la simpatia del popolo verso Vieri.



Da quella rissa ci hanno guadagnato entrambi. Corona ha usato la storia come lancio pubblicitario per la sua rivista di gossip (anche se non mi sembra questo gran affarone, ci saranno più spese per querele che vendite!) e Vieri ha avuto il suo momento di gloria dopo anni, e soprattutto dopo la rottura con Melissa Satta.

La Satta ha conosciuto Leonardo Di Caprio (che pare comprerà casa a Verona!) ma si è innamorata di Matteo Ferrari, quello che ha messo incinta Aida Yespica e l’ha mollata. Complimenti Satta, proprio una bella scelta!
In compenso ha un programmino su Rai2, "Insideout", un po’ come la Santarelli con “Plastik”, o Fiammetta Cicogna in “Wild”. Presentano brevemente dei filmati e si sentono già conduttrici! Cicogna si sente la nuova Michelle Hunziker, non le è chiaro ch “Wild” ha funzionato per i filmati proposti non certo per la sua presenza.

Ma nessuna regge il confronto con la Canalis. Come spara balle lei, nessuno al mondo! A SanRemo doveva essere la prima donna e abbiamo visto la fine che ha fatto… Adesso doveva presentarsi in una veste inedita, stupirci…parole sue! ("Presto mi rivedrete in una veste inedita in un vostro programma in prima serata, sarà una bella sorpresa”) Tutti a chiedersi: che farà mai?! Presentatrice? Co-presentatrice con Signorini in "La notte degli chef"? No, lei era semplicemente un’ospite del programma, e tra Gattuso ed Emanuele Filiberto era decisamente la meno gradita. Non da me! Ma dai cuochi a cui è toccata come assistente.



Mentre Gattuso e Filiberto non sono stati un attimo con le mani in mano, lei se ne stava ferma con uno straccio in mano pronta a far credere, in caso di inquadratura, che si stava dando un gran da fare!
Il sadico Signorini ha voluto lei, e la sorella di Belen vestita da cameriera per divertirsi, per avere dei vippucci da massacrare. Gioco facile con la Canalis, ormai…

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Tutti in piedi!


Dopo il boom di ascolti della sua ultima puntata di "Anno Zero", e soprattutto dopo l'esperimento riuscito di "Raiperunanotte", Santoro ha tutte le carte in regola per tornare in streaming (o su canali radio e tv che decideranno di mettere in onda il suo programma)!

Titolo: Tutti in piedi!
Appuntamento al 17 Giugno ore 21:00.

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Vincono i Sì al Referendum 2011

Dopo sedici anni, finalmente un referendum ha raggiunto il quorum.
Il 90% degli italiani ha segnato 4 Sì.



Facce avvilite tra gli esponenti della maggioranza al governo. Preferivano 4 No, o peggio l'astensione del popolo! Certo, per loro sarebbe stato comodo, se il popolo non si fosse espresso così compatto, i politici avrebbero deciso per noi...ma non nel nostro interesse!

Bravi! La mia stima a tutti coloro che si sono alzati (ho visto anche un vecchietto con due stampelle!) e sono andati a votare!
Bravi, perchè vi siete espressi. Non possiamo permetterci di essere indifferenti!

Antonio Gramsci, 11 Febbraio 1917:

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia. L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l'intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l'assenteismo e l'indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto ad ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta già costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'é in essa nessuno che stia dalla alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Peciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.


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Smargiasso e Trucido (6° parte - fine)

Gli uomini di Trucido si guardavano attorno inebetiti. Avevano marciato per ore per raggiungere la rupe, approfittando della soleggiata mattinata avevano esplorato ogni meandro di quell’insenatura, ma non avevano trovato niente.
«Torniamo al castello!»
«Non possiamo tornare a mani vuote! Trucido s’infurierà! Non ci tengo a sentire sulla mia pelle quanto può essere feroce!»
«Non può prendersela con noi. È ancora buio! Smargiasso ha dato delle indicazioni troppo vaghe!»
«O forse ci ha preso in giro! Qua non ha mai lasciato nulla!»
«Potrebbe essere…ma a che scopo? Non ha scampo!»
«Parliamone con Trucido! Andiamo!»
I venti uomini di Capitan Trucido, stanchi, affamati e preoccupati, tornarono alla base.

Dopo il loro lungo cammino, non sapevano più se quel che vedevano era vero o frutto della stanchezza. In lontananza notarono qualcosa di strano sulle mura del castello, come delle bandiere che pendevano davanti al portone centrale. Più si avvicinavano e più notavano dettagli. Ad esempio che queste bandiere avevano teste e gambe.

Sopra il portone centrale, ancora vivi, erano appesi da chissà quanto tempo Capitan Trucido e i suoi pirati. Dall’alto delle mura, tra i merli, si notavano Capitan Smargiasso e la sua ciurma, proprio in attesa degli "avventurieri".
«Voi, di sotto, che fate? Volete provare l'ebrezza di essere appesi intorno alle mura o diventate dei nostri?»
Storditi dalla situazione gridarono senza pensarci troppo: «W Capitan Smargiasso!»
«Bravi! E voi, salami, che decidete? Non vi siete stancati di...»
Non riuscì a finire la frase che si udì un tonfo spaventoso. Uno dei pirati appesi era caduto schiantandosi al suolo.
Smargiasso sollevò gli occhi al cielo poi sbottò: «E chi poteva essere?! Bob Maniviscide!»
«Capitano, io ho fatto un buon nodo!»
«Sì, certo!»
«Io sono quello che ha annodato anche tutti gli altri che ancora reggono…»
«Aiuto! Liberatemi!» iniziarono a gridare uno dopo l’altro temendo di fare la fine del loro compagno.
Così fu, vennero tutti liberati e arruolati nella ciurma di Capitan Smargiasso.

L’unico che ancora non cedeva era Capitan Trucido. Teneva serrate le labbra mordendosele con forza. Smargiasso fece dondolare la corda che lo reggeva, e ottenne la risposta che desiderava sentire: «Mi arrendo! Liberami!».
Lo liberò del tutto. Era inutile e poco pratico far diventare Trucido uno della ciurma, avrebbe solo creato disordini, fino a fomentare un ammutinamento in suo favore. Non avrebbe mai accettato di essere un sottoposto. Capitan Smargiasso lo cacciò dal castello, da quel posto che Trucido aveva scelto come nido per la vecchiaia. Com’era triste la schiena curva del vecchio Trucido, che, sconfitto, si allontanò fino a confondersi con il paesaggio. Un giorno si sarebbe vendicato. Smargiasso ci avrebbe scommesso, ci sperava.

Smargiasso era fiero di sé, si sentiva un vero eroe. Aveva un nemico, una donzella degna compagna d’imbrogli, un tesoro, una nuova ciurma. Il miglior modo di unire i suoi uomini era festeggiare e sbronzarsi fino a esaurire le scorte di rum.

Isabelle improvvisò uno spettacolo con le altre donne, quattro cameriere prostitute che Trucido aveva preso tre giorni prima da una piccola locanda nei paraggi. Se le altre non lesinavano effusioni, Isabelle riservò ogni sua attenzione esclusivamente a Capitan Smargiasso.


***

Isabelle dormiva beatamente avvolta tra le lenzuola. Quando si svegliò, si stupì di non trovarlo a suo fianco. Aveva bevuto tantissimo, le scoppiava la testa. Per fortuna nel castello c’era silenzio. Il vuoto assoluto. Si affacciò alla prima finestra che trovò e urlò verso il mare, dove riconobbe, minuscolo puntino all’orizzonte, il vascello del suo Smargiasso.
«Bastardo!»
L’aveva lasciata sola nel castello, e senza una sola moneta d’oro. Ormai, Capitan Smargiasso, faccia al vento, si preparava a una nuova avventura.

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Smargiasso e Trucido (5° parte)

I suoi uomini si guardarono perplessi, non avevano idea di cosa avesse in mente, ma finora i piani di Smargiasso non erano andati tanto male, basti pensare a tutta la fortuna che avevano accumulato.

Quando fu portato nel castello l’ultimo sacco d’oro da K. Mortimer, Trucido si sentiva in gran forma, aveva ottenuto un bel tesoro senza il minimo sforzo, e umiliare Smargiasso e i suoi era stato un vero spasso.
«Bene, ora andate pure. Vai, Smargiasso! Isabelle e io vogliamo stare da soli». Capitan Trucido ci teneva a far sapere che, sebbene non avesse il bell’aspetto e la giovane età di Smargiasso, avrebbe avuto compagnia per quella notte a differenza del rivale.
«Fate pure! Tanto non mi manca il denaro per trovarne una più bella!»
«Che cosa?! Quale denaro?!»
Smargiasso si pentì per ciò che si era lasciato sfuggire.
«Parla o vi infilzo!»
«Va bene, calma! Oggi non è giornata! Quando le cose non vanno, non vanno! Bisogna arrendersi agli eventi… Per aiutare la “dolce pulzella”, ho pensato di alleggerire la nave, una parte del tesoro, ben più rilevante di questa, è nascosta dietro la rupe. C’è un’insenatura, siamo rimasti fermi lì per un giorno, il tempo di organizzare l’assalto al castello. Fra le varie cose, abbiamo nascosto parte del nostro tesoro in una grotta».
«Come faccio a essere sicuro che non menti?»
«Immagino tu sappia com’è il territorio intorno al tuo castello. Proprio alla base della rupe che protegge l’insenatura, c’è un nascondiglio perfetto. L’ingresso è nascosto da una fitta vegetazione. Non ho aggiunto altri ostacoli perché contavo di tornare presto a riprendere il mio oro, subito dopo averti sconfitto. Ma è andata male! Hai vinto tu, meriti di prendere tutto! La tua Isabelle dormiva quando abbiamo spostato il tesoro, ma può confermarti che abbiamo sostato lì davanti». Isabelle guardò Capitan Trucido e accennò un sì, poteva essere possibile.
Capitan Smargiasso proseguì: «Se non ti fidi, noi restiamo qui, in ostaggio. Manda i tuoi uomini a fare un sopraluogo, anzi, mandane una ventina perché serviranno braccia robuste per prendere tutto il carico. Accontentati di averci come ostaggi, noi siamo esausti, ci hai umiliati, non pretendere più di così…»
«Va bene, va bene! Spaccaosse, vai dove ha detto Smargiasso, portati venti uomini, sbrigati!»

Appena i venti uomini di Trucido uscirono dalla sala, il portone alle loro spalle si chiuse con un botto rapido e inaspettato. Loro stessi rimasero stupiti per la fretta con cui erano stati chiusi fuori.
«Neanche il tempo di uscire! A momenti ci lasciavo il culo tra la porta!» esclamò l’ultimo della fila suscitando le risa dei compari. Quella battuta cancellò ogni dubbio, si avviarono esaltati al pensiero di poter recuperare comodamente altro oro.

Meno entusiasti erano i dieci uomini rimasti nella sala del castello con Capitan Trucido.
A chiudere la porta con tanta fretta erano stati K. Mortimer e il giovane mozzo di Smargiasso. Capitan Trucido si sentì in un istante il più grosso idiota mai esistito sulla faccia della Terra.
«Ora siamo dieci contro dieci…» sogghignò Capitan Smargiasso, «All’attacco!».

Smargiasso corse dritto verso Trucido, questi si scansò dal suo bel trono come un vigliacco, poi estrasse la spada appesa alla cinta e iniziò il vero duello. Altra grossa idiozia non aver sequestrato le armi ai nemici, era la prima regola. Lo stare comodo come un vecchio pescatore che resta al sicuro sul molo e si accontenta di un paio di pesci per mangiare, aveva fatto perdere a Capitan Trucido il senso dell’avventura, e guardandosi attorno notò che anche i suoi uomini apparivano meno rapidi di un tempo, impigriti, appesantiti e l’età avanzata non aiutava.
Le spade dei due Capitani si colpivano, l’uno parava i colpi dell’altro, era uno scontro alla pari, nessuno dei due avrebbe mollato la presa tanto facilmente.
Le spade s’incrociarono per l’ennesima volta ed entrambi si sforzarono di disarmare l’altro. Spingevano con tutte le loro forze, le braccia tremavano per lo sforzo muscolare. Si minacciavo con sguardi feroci, era tutto lì, negli occhi, che uno dei due avrebbe letto la vittoria dell’altro.

La spada di Trucido volò via. Era già pronto a sentire la lama di Smargiasso trafiggergli lo stomaco quando si accorse che il suo rivale era rimasto con la sola impugnatura in mano, la lama era finita miseramente a terra in frantumi.
Trucido corse a recuperare la sua spada, Smargiasso scattò tentando di arrivare per primo, chi avrebbe raggiunto quell’arma avrebbe vinto.
Smargiasso si lanciò sul suo avversario per trattenerlo. Trucido se lo levò di dosso con un sonoro cazzotto. Fu proprio il pugno di Trucido a essere utile a Smargiasso: lo fece scivolare sul pavimento fino a raggiungere la spada. Prima che Trucido recuperasse il suo errore afferrandola per primo, Smargiasso si riprese dal colpo e puntò la lama alla gola del nemico. Smargiasso si alzò lentamente tenendolo in ostaggio: «Non fare scherzi o sei finito, Trucido!».

Capitan Trucido alzò le braccia in segno di resa, ma Capitan Smargiasso non abbassò la guardia, sentiva che poteva giocargli un brutto scherzo. In quel momento Smargiasso ricordò di non aver messo in conto Isabelle. Poteva essere solo lei quella che con passo delicato si era posta alle sue spalle.
«Isabelle, t’importa davvero di questo vecchio pirata? Cosa conta per te?»
«Per me conta solo il vincitore»
«Allora aiutami a legare il vecchio Trucido».
E così fece. Isabelle ordinò a Trucido di abbassare le braccia e le legò più strette che poté. Capitan Smargiasso controllò il nodo e le sorrise compiaciuto. Lo sapeva che aveva fatto colpo su di lei, non poteva essere diversamente.
«Brutta…» ringhiò il vecchio Trucido. Isabelle lo azzittì con un calcio.
«Mi sono rotta di venir chiusa in un baule e dover fare quella messinscena! Potevo anche morire! A te cosa sarebbe importato?!»
«Difatti come giochino era alquanto pericoloso…», Smargiasso spintonò a terra Trucido, poi si voltò verso Isabelle, «Non tutti sono gentiluomini come me!» e la baciò appassionatamente.
«Gentiluomo, ieri era più cerimonioso…»
«Ieri non sapevo che tu eri della mia stessa razza!»
«Cosa ne facciamo di questi?» chiese il giovane mozzo.
Qualcuno ci era rimasto secco, opera di K. Mortimer, ma altri sei erano stati disarmati e messi in un angolo.
«Mortimer, occupati dei cadaveri!»
«Sì, Capitano!» asserì soddisfatto K. Mortimer. Come un gobbo avvoltoio si posò su una delle sue vittime e la trascinò via.
«Per gli altri ho un’idea».




(continua...domani il finale!)

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Smargiasso e Trucido (4° parte)

Capitan Smargiasso valutò se quella fosse una circostanza in cui togliere il cappello, ma quando si accinse a farlo, l’uomo sollevò la testa.

Il suo volto era tutt’altro che quello di un gentiluomo. Barba incolta e sorriso beffardo. Scoppiò in una fragorosa risata a cui se ne unirono altre da ogni lato della sala.
Erano circondati. Erano davanti a Capitan Trucido. Si alzò in piedi e strinse accanto a sé Isabelle che gli sorrideva complice.
«È stata brava non trovi? Sapevo che saresti stato così fesso da cascarci!»
«Era tutto un inganno!»
«Sì, bravo, l’hai capito finalmente!». Ancora risate da ogni angolo della sala. Non erano tantissimi, solo una trentina, ma già bastavano per far sentire Smargiasso e i suoi in netta minoranza: erano solo una misera combriccola di dieci pirati.
«Mi è giunta voce che hai un bel tesoro nella stiva della tua nave…»
«Vuoi un tesoro? Vai per mare a cercarlo!»
«No, ho un metodo migliore. Mi sono stancato di navigare, voglio fare il signore! Ho trovato questa roccaforte abbandonata e mi ci sono insediato. Tengo gli occhi e le orecchie aperte, aspetto che la nave giusta passi e li convinco ad avvicinarsi con l’inganno del baule. Nessun gentiluomo può resistere alla richiesta di una dolce pulzella! E nemmeno un pirata fesso e sentimentale come te!» Altre risate.

Smargiasso fissò Isabelle che non mostrò nessun segno di pentimento, nemmeno un po’ di dispiacere per averlo ingannato. Era sicuro di piacerle, ma il modo in cui sfidava il suo sguardo fece crollare ogni illusione.
«Adesso, se volete salva la vita, portatemi il vostro oro! Altrimenti vi ammazziamo e ce lo andiamo a prendere da soli, cosa decidete?»
«Cosa vuoi che decidiamo? Andremo a prendere l’oro per te, ma giura che manterrai la parola e poi saremo salvi!»
«Giuro. Mi piace lo spirito con cui la stai prendendo».
«Non ho scelta. La vita della mia ciurma prima di tutto. L’oro viene e va, così come le donne» e lanciò un’occhiataccia a Isabelle, stavolta la ragazza abbassò lo sguardo. Essere stata cancellata così presto la turbava, ma non sapeva se la sua fosse pura civetteria o qualche sentimento che fosse maturato in lei.

Capitan Smargiasso e i suoi uomini, controllati dalla marmaglia di Trucido, si diressero verso la loro nave. Li aspettava un lungo lavoro di scarico dell’oro dalla stiva al castello di Trucido. Difficile dire se fosse più la fatica o l’umiliazione a pesare, difatti la ciurma di Smargiasso era afflitta da un malcontento generale.
«La prossima volta che troviamo una donna in un baule la ributtiamo in mare!!» esclamò lo Storpio.
«Tutta colpa tua, Jo!» non si trattenne il giovane mozzo che più di tutti faceva fatica a sostenere il peso di quei sacchi d’oro più grandi di lui.
«Io?! Il Capitano fa il romantico!» si difese Jo Gambecorte.
«Il Capitano ha un’idea!» replicò con decisione Smargiasso superando i suoi pirati e mettendosi all’inizio della fila per l’ennesimo carico.



(continua...)

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Smargiasso e Trucido (3° parte)

Nel sonno le ore scorrono veloci. Isabelle dopo tutto quello che aveva passato, era crollata. Dormì tranquilla nella cabina del Capitano, ben oltre il sorgere del sole. Quando si accorse dell’ora, si sentì in imbarazzo per la sua pigrizia e si affrettò a prepararsi.

Sul ponte alcuni affilavano le armi, altri si esercitavano, altri ancora continuavano a dormire. Smargiasso fiero e spavaldo osservava quella sua scombinata manciata di uomini, poi udì dei piccoli passi leggeri. Non poteva essere che la leggiadra Isabelle. Si voltò proponendosi alla fanciulla nella sua posa migliore.

A Isabelle parve più bello della sera prima. Anche Smargiasso rimase colpito dagli occhi di lei, che alla luce del sole risplendevano più luminosi di quanto ricordasse. La salutò con un inchino.
La giovane ricambiò il gesto e aggiunse: «Grazie per aver vegliato sul mio sonno».
«Dovere. Come vede ci stiamo preparando, libereremo suo padre!»
«Sono stata immensamente fortunata a incontrare lei, Capitano!»
Smargiasso adorava le adulazioni, soprattutto se partivano da una boccuccia così graziosa. Non perse occasione per pavoneggiarsi come al suo solito.
«Le garantisco che tornerà a essere la padrona del castello! Non ha trovato un pirata qualunque! Ma il re di tutti i mari! Ieri non le ho raccontato di quella volta in cui…»


***


Intanto Capitan Trucido, beatamente sdraiato su un letto a baldacchino, allungava la mano solo per farsi riempire il bicchiere da una povera cameriera, per nulla contenta di dover avere a che fare con un ubriacone di prima mattina.

Anche il resto della sua ciurma bivaccava allegramente facendo fuori le scorte di cibo del castello. Erano ormai i padroni assoluti. Presto avrebbero ottenuto il loro tesoro, sapevano che Capitan Trucido riusciva a essere molto persuasivo. Non c’era da preoccuparsi, ma solo da godere di questo comodo e regale alloggio. Anche se di lussuoso restava ben poco tra i pregiati ritratti usati per il tiro al bersaglio, arazzi, tende e biancheria finiti inesorabilmente nel fuoco del camino, ceramiche in frantumi e l’argenteria fusa per creare o modificare le armi. La sporcizia era tale che nemmeno un esercito di cameriere sarebbe riuscito a mettere ordine. Le poche presenti facevano talmente tanta fatica a difendersi dalle mani dei pirati che l’ordine era l’ultima cosa a cui davano importanza.


***


Tutta altra atmosfera tra Smargiasso e Isabelle. Il Capitano era contento di aver trovato una dama a cui dedicare romanticherie che nessuna aveva mai meritato e nemmeno richiesto. Isabelle trovava il Capitano un po’ sbruffone, non la convincevano di certo i suoi racconti di viaggi e grandi imprese, ma non poteva fare a meno di ascoltarlo rapita. Se erano solo favole, sapeva raccontarle bene, e il modo in cui si poneva al centro di ogni sua storia come l’eroe coraggioso, dimostrava che in quel pirata c’era bontà e sana voglia d’avventura.
Racconto dopo racconto, Smargiasso e Isabelle sentirono di potersi fidare l’uno dell’altra. La giovane avrebbe partecipato attivamente guidando la ciurma all’interno del castello.

Isabelle, per assolvere al suo incarico, si presentò sul ponte vestita in modo più adeguato alla situazione. Con l’aria spavalda di una vera amazzone indossava il suo corsetto come un’armatura sopra una camicia e dei calzoni da uomo. Quando Smargiasso si accorse che Isabelle aveva preso quei capi del suo guardaroba, trattenne a stento un punto d’irritazione. Era molto geloso delle sue cose, ma in fondo a indossarle era Isabelle, a lei era disposto a concedere tutto se stesso, vestiti compresi.
«Così potrò muovermi più agilmente e non essere di peso» si giustificò la giovane.
«Credevo fosse il corsetto l’indumento più fastidioso per voi donne. Ogni volta, slacciarlo è stato sempre un lavoro!» si pentì di questa affermazione temendo che Isabelle potesse essere gelosa del suo passato, anche se doveva pur aver capito di avere a che fare con un uomo di mondo.
Infatti, Isabelle, senza alcun rancore, sospirò e cancello ogni discussione. «Sì, è vero, ma dà talmente tanto fastidio che non averlo mi sembrerebbe strano, mi sentirei nuda».
Quest’ultima parola colta dalla ciurma suscitò diverse fantasie, ma bastò uno sguardo di Smargiasso per rimetterli in riga.

Si erano avvicinati al castello. Gettarono l’ancora e calarono le scialuppe. A remi raggiunsero terra e una volta scesi si affrettarono a stringersi contro le mura del castello. Rimasero in silenzio, non udirono nessun rumore sospetto, era il momento adatto per lanciare l’arpione. Il gancio s’incastrò alla perfezione tra i merli delle mura. Per primo, come al solito, fu invitato ad arrampicarsi il mozzo.
«Perché io?!»
«Perché sei leggero! Metti che la corda non regge…», K. Mortimer gli fece un segno inconfutabile permettendogli di intuire la sua possibile triste fine.
«Io cado e muoio!» esclamò spaventato il mozzo.
Intervenne Capitan Smargiasso: «Ragiona, se cadi tu, magrolino come sei, riusciamo a prenderti al volo! Senza problema alcuno! Fidati! Ma se al tuo posto ci mando Ben Caverna…»
«Vuoi forse che mi schianti al suolo figliolo?!» disse Caverna con finto tono supplichevole.
Il ragazzino si decise e salì la corda con una velocità impressionante. Seguirono gli altri, infine Smargiasso che si caricò sulle spalle Isabelle. Temeva di stramazzare al suolo dalla fatica, ma da Capitano orgoglioso nascose agli altri questo suo pensiero, soprattutto a Isabelle. Finora avevano proceduto indisturbati. La via era libera, nessun pirata a far da sentinella sulle mura. Il castello era immerso nel silenzio.

«I pirati saranno tutti ubriachi. Sentendosi forti si sono dati ai bagordi e non hanno provveduto a mettere delle guardie intorno alle mura» suppose Doc.
«Già, chi poteva disturbarli? L’unica che poteva chiedere aiuto è lei…» disse Smargiasso rivolgendosi a Isabelle.
«Mi hanno messo dentro un baule e gettata in mare, sicuramente mi credono morta».
«State allerta, comunque!»
«Di qua, scendiamo verso le segrete e liberiamo i soldati di mio padre!»
«Bene, ci penserai tu a spiegargli che noi siamo amici…»
«Certo! Non devi dubitare! Io ti devo la vita Smargiasso!»
Come dubitare di uno sguardo così seducente, Smargiasso avrebbe voluto stringerla a sé e baciarla.
«Veramente ti ho trovata io…» intervenne a sproposito Jo Gambecorte.
«Taci! Andiamo!» ordinò Capitan Smargiasso innervosito dall’aver visto svanire un’occasione per sfiorare Isabelle.

Scesero il più silenziosamente possibile la scala a chiocciola che riempiva una delle torri principali. Isabelle li guidava decisa, sembrava una di loro. A un tratto sobbalzò, tornando a essere la fragile donzella, quando vide i piedi di uno dei pirati di Capitan Trucido. Il manigoldo era ubriaco. Era come avevano immaginato. Capitan Smargiasso superò Isabelle e si avvicinò al pirata, dormiva profondamente, fece un cenno ai compari che in un istante lo legarono e imbavagliarono a dovere.

Proseguirono per un lungo corridoio fino a quando non furono costretti ad attraversare un’ampia sala vuota. Non c’erano preziosi, non c’erano arazzi, non c’era disordine, niente di niente se non un palchetto con sopra un trono rifinito con imbottiture di velluto rosso. Sul trono un uomo. Indossava abiti da gentiluomo, la testa china mostrava un elegante cappello, ma ne nascondeva il viso. Isabelle non ebbe dubbi. Iniziò a singhiozzare e gridò: «Papà!» e corse ad abbracciarlo.

(continua...)

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Smargiasso e Trucido (2° parte)

Nulla di strano, fecero un passo avanti.
«Ma è una ragazza!»
«Che Bella!»
«Vi ricordo che l’ho trovata io» disse Jo Gambecorte sfregandosi le mani soddisfatto.
«Vi ricordo che io sono il Capitano!», Smargiasso bloccò Jo mettendo a freno ogni suo entusiasmo. «Qui ogni cosa mi appartiene! Io ho avuto il coraggio di aprire la cassa! Voi eravate intimoriti da stupide superstizioni! Io sono la mente! Voi gli stolti!»
Smargiasso guardò la ragazza adagiata nel baule, «Non sarà morta, vero?»
«A me va bene anche morta!»
«Che schifo!» reagirono i compagni alla spregevole battuta di K. Mortimer. Si becco una serie di schiaffi e spintoni per quella caduta di stile. K. Mortimer era così, terribilmente attratto dal macabro. Spesso Smargiasso aveva desiderato buttare giù dalla nave quell’orrendo avvoltoio, ma le sue avventure avevano drasticamente ridotto la ciurma, non poteva fare a meno di Mortimer, il suo decimo uomo.
La ragazza mosse leggermente la testa. «È viva!». Capitan Smargiasso la prese in braccio per tirarla fuori dal baule, poi la poggiò a terra, tenendole alta la testa prese a sventolarle aria con il suo cappello. La ragazza aprì gli occhi. Un goccetto di rum, come suggerì Doc, fu decisivo a farle riprendere conoscenza.

Con tutte quelle brutte facce che la osservavano con curiosità, la giovane si spaventò moltissimo e cercò di rimettersi in piedi in tutta fretta.
Smargiasso si alzò con lei, rimise il cappello e s’impettì per fare bella figura. La giovane lo fissò con uno sguardo limpido e impaurito come quello di un cerbiatto. Smargiasso quasi si commosse davanti a tanta innocenza, si tolse il cappello e le baciò la mano. Questi i pochi gesti da cortigiano che conosceva, fatti con molta enfasi, quasi a far notare che non erano di suo uso comune ma si stava sforzando per adeguarsi al rango della fanciulla.
«Signorina, lei è nostra gradita ospite! Ci racconti tutto. Cosa ci faceva in quella cassa?»
La ragazza tirò un gran sospiro, si fece coraggio e parlò: «Mi chiamo Isabelle. Vengo da quel castello sulla costa. Da qui si nota appena, sono illuminate le torri. Dei pirati della peggior specie…». Si guardò attorno preoccupata, forse quelle non erano le persone più adatte per ascoltare la sua storia, e il tono sprezzante con cui aveva pronunciato le ultime parole poteva averli offesi!
«Continui pure» la incoraggiò Smargiasso, «Siamo dei pirati ma anche dei gentiluomini all’occorrenza».
La ragazza non aveva molta scelta, confidò nella sua buona stella che già l’aveva condotta in salvo su questa nave, doveva avere fiducia. «Dei pirati hanno preso il mio castello e tengono prigioniero mio padre. Noi proteggiamo una copia del sigillo reale, se finisse in cattive mani, voi capite… Nostro dovere è difenderlo anche a costo della vita. Mio padre non temeva per la sua, era pronto a perire trafitto dalla spada di quel pirata, ma quando quel terribile uomo ha capito che mio padre era l’unico che poteva rivelargli dov’è nascosta la chiave per accedere al sigillo, per farlo parlare l’ha sottoposto a ogni tortura! Infine l’ha minacciato: mi avrebbe chiuso in un baule e buttata in mare se non parlava.»
«A quel punto vostro padre avrebbe dovuto parlare…»
«No, gli ho detto io stessa che avrei avuto più speranze in un baule tra le onde del mare che restando in quel castello assediato da nemici!». Saggiamente evitò di usare il termine “pirati” per non irritare i presenti.
«Già, così è stato! Meglio di ogni aspettativa! Noi la aiuteremo. Vero?»
La ciurma non si mostrò altrettanto entusiasta. «Un momento, chi ha preso il castello?» domandò il Guercio facendosi portavoce dei compagni.
«Capitan …Trucido, mi sembra» bisbiglio Isabelle sperando che questo non fosse un problema insormontabile.
La rivelazione sollevò un certo brusio, probabilmente ne avevano sentito parlare, e avevano motivo di temerlo.
«Perché aiutarla? Cosa ci guadagniamo?» chiese lo Storpio.
«Come sei venale!» replicò Smargiasso atteggiandosi da gran signore. «Un compenso ci sarà dato dal padre quando le porteremo la sua figlioletta!» mormorò tra i denti verso la ciurma, per poi rivolgersi alla giovane: «Non è per soldi che accettiamo quanto per pura cavalleria!».

In quel momento i pirati capirono che il loro Capitano aveva perso la brocca per Isabelle e non ci sarebbe stato verso di fargli cambiare idea, toccava prepararsi per una nuova avventura.
«Avanti miei prodi! Avviciniamoci alla costa! Nascosti in quell’insenatura non ci vedranno e avremo modo di organizzarci. Un giorno di tempo! Attaccheremo domani notte. Affinché il mio piano funzioni alla perfezione, Isabelle, mi descriva il suo castello…»
«Domani notte? Speriamo di fare in tempo. Povero papà!»
«Non si preoccupi, andrà tutto secondo i piani!» la prese sottobraccio e la portò con sé. «Chef, preparaci qualcosa. Le piace la cucina francese? Deve sapere…»

Capitan Smargiasso era un fiume in piena, pronto a raccontare qualsiasi cosa pur di conquistare Isabelle.
Chef, cuoco francese ma anche abile spadaccino, arrangiò una cena discreta con quel poco rimasto nella stiva. Il giovane mozzo, stanco e svogliato, riuscì a non fare troppi danni come cameriere.
Con una certa invidia da parte della ciurma, Capitan Smargiasso, non solo si riempì lo stomaco con qualcosa di diverso della solita brodaglia, ma poté stare da solo con la dolce Isabelle. Naturalmente si finse più galantuomo di quello che era. Sforzandosi di ricordare il galateo, incappò in gaffe clamorose, ma Isabelle, per delicatezza, evitò di farglielo pesare.

Per Capitan Smargiasso era difficile non restare affascinato da tanta grazia e femminilità. La desiderava, ed era sicuro che anche lei provasse lo stesso. Il Capitan Smargiasso era giovane, belloccio e ancora intero a differenza degli uomini della sua ciurma senza mani, gambe, occhi e denti. Non gli mancava niente, ma per sembrare ancor più prestante tratteneva il fiato per ridurre la pancia e gonfiare il petto virile.

La fanciulla lanciava occhiate maliziose che facevano ben sperare il Capitano.
Smargiasso già immaginava il suo futuro. Attaccare il castello non sarebbe stato difficile, si sarebbero mossi agili e silenziosi come ratti nella notte. Grazie al fattore sorpresa, le sentinelle sarebbero state bloccate in un batter d’occhio: stordite a suon di cazzotti o, se necessario, infilzati come polli. Con sprezzo del pericolo avrebbe raggiunto Capitan Trucido, dato a quel vecchio pirata la lezione che meritava e liberato il padre della sua amata Isabelle conquistando definitivamente il suo cuore. Per riconoscenza il padre della giovane l’avrebbe riempito d’oro e concesso la mano di sua figlia. Sposando Isabelle sarebbe diventato il padrone del castello. Per la dolce Isabelle, fanciulla innocente e raffinata, Smargiasso era pronto a cambiare. Riservandosi però un’ultima possibilità: se la vita nel castello si fosse rivelata troppo noiosa, avrebbe ripreso il mare, la sua sposa non poteva biasimarlo era un pirata, poteva forse aspettarsi fedeltà eterna?
Il Capitan Smargiasso, preso dai suoi sogni a occhi aperti, finì per passare la notte sdraiato davanti alla porta della sua cabina, in difesa dell’onore della sua futura sposa.

Gli uomini riposavano ancor più tranquilli e sicuri di Smargiasso. Non avevano dubbi riguardo alla facile riuscita del piano. Avere la gentil donzella con loro sarebbe stato d’aiuto: raggiunte le prigioni e liberate le guardie e i servi di lor signori, avrebbero superato di numero le forze di Capitan Trucido e vinto. Nella peggiore delle ipotesi Smargiasso sarebbe morto e loro si sarebbero uniti alla ciurma di Capitan Trucido senza troppi rimpianti.

(continua...a domani!)

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Smargiasso e Trucido (1° parte)

Settimana speciale!
In omaggio alla saga de "I Prirati dei Caraibi", che con il suo quarto capitolo "Oltre i confini del mare" ha conquistato per l'ennesima volta il primo posto tra i film più visti del week-end... Un inedito racconto piratesco solo per voi!

Buffi pirati, donzelle in pericolo, tesori e raggiri. Un simpatico racconto riempirà questa settimana. Ogni giorno una nuova puntata fino al gran finale di sabato.
Bene, si comincia!


Smargiasso e Trucido (1° parte)

Il vento era perfetto. Le vele gonfie spingevano con decisione il vascello. Il Capitan Smargiasso, eroe d’infinite avventure, respirava fiero l’aria fredda della notte. Davanti al suo sguardo il buio. Lì dove finivano i bagliori delle stelle, iniziava il mare che si svelava appena riflettendo la luce degli astri.
Sul ponte gli uomini si dedicavano al loro passatempo preferito: scolarsi bottiglie di rum e cantare canzoni di donne, mare e pirati.

Jo Gambecorte, preso dall’euforia, si mise in piedi su una botte, pronto a far sentire la sua canzone a tutti. La sua voce era meno melodiosa del latrato di un cane rognoso! Non che gli altri fossero abili canterini, ma la voce di Jo poteva far scappare tutte le creature del mare a una tale velocità da scatenare una tempesta! Nessuno aveva voglia di veder rovinata una simile magnifica notte da onde burrascose, pur di zittire Jo, iniziarono a bersagliarlo con ogni oggetto a disposizione. Jo, per non prendere un boccale in piena faccia, si scansò, la botte s’inclinò e Jo rotolò per terra tra le risate dei compagni. Si rialzò indolenzito appoggiandosi al parapetto che l’aveva bruscamente frenato, e fu allora, mentre si scrollava un po’ di polvere di dosso e cercava di riconquistare la sua dignità, che notò qualcosa nell’acqua.

Afferrò una lanterna. Concentrato sulla sua scoperta non fece più caso alle voci dei compagni che continuavano a deriderlo. Gli altri, incuriositi dal suo atteggiamento, si avvicinarono e cominciarono a scrutare tra l’oscurità per capire cosa avesse attirato l’attenzione di Jo.

«È un baule!» esclamò Lo Storpio. Era brutto come la morte ma ci vedeva meglio di un falco. Soprattutto aveva occhio per tutto ciò che luccicava, e la cassa dava l’idea di contenere dei preziosi. «Ci sarà…»
«Non ci sarà niente! Ci fossero monete d’oro e gioielli starebbe sul fondo!» disse Doc. Non era un dottore, ma non se la cava male nel tagli e cuci di ferite lievi, e soprattutto sapeva sempre suggerire la sostanza giusta a chi cercava qualcosa di diverso dal rum per cancellare i brutti pensieri.
«Ci sarà da mangiare?» immaginò Ben Caverna felice di riempire il suo leggendario insaziabile stomaco.
«Tiriamola su e vediamo!» disse infine Jo Gambecorte, desideroso di scoprire quanto fosse stata fruttuosa la sua scoperta.
«Ehi, Marc! Vieni un po’…»
«Perché sempre io!?» esclamò scocciato il ragazzino.
«Perché sei il mozzo! Perché sei leggero, quindi perfetto per quest’incarico. Adesso ti caliamo con la corda, tu la leghi al baule, ritorni su, e tiriamo…»

La curiosità invogliò il ragazzo. Scese e legò la prima corda alla maniglia del baule, poi suggerì a Jo di buttare un’altra cima affinché potesse legarla all’altra maniglia per rendere più facile tirarlo a bordo. I compagni d’avventura gli dettero ragione e si affrettarono a trovare un’altra corda. Il giovane mozzo, con l’agilità tipica dei ragazzini della sua età, fece in breve tempo un ottimo lavoro. Risalì aggrappandosi a una delle corde come una scimmietta, poi attese di vedere il contenuto del baule.

Issato, poggiato sul ponte e asciugato in modo sommario, il baule si rivelò essere di ottima fattura, un buon legno impreziosito da eleganti rifiniture d’oro. Bastava spostare il chiavistello per aprirla. La cosa era così semplice da preoccupare i pirati.

Il Capitan Smargiasso sentì la ciurma in movimento, e s’insospettì. Erano cessati i canti goliardi, ora erano seri, borbottavano tra loro, avevano formato un oscuro capannello. Capitan Smargiasso temendo che i suoi uomini stessero complottando un ammutinamento, si armò di tutta la sua spavalderia e si avvicinò tenendo la testa ben alta per osservare sotto il suo cappello dalla lunga piuma rossa ogni movimento, mano sull’impugnatura della sua spada, era pronto a intervenire.
«Cosa sta succedendo?!» disse in tono autoritario. I suoi uomini d’istinto si spostarono per mostrargli il baule. «Cos’è quella cassa?!»
«L’abbiamo tirata su…»
«Chi vi ha autorizzato!», li scrutò tutti dall’alto in basso come un padre severo che ha colto una marachella dei suoi figli. «Sono io il Capitano! Io che decido! Senza di me cosa sareste voi… Uomini rozzi e incompleti…Guardate qua, questo è senza occhio, quello senza gamba… Senza mano e senza denti! Smettila di ridere, cosa ridi, Iena?! Questo vizio di ridere sempre a sproposito… Anche a te manca qualcosa, come a tutti voi! Vi manca il cervello! Per fortuna avete me! Il genio l’ho solo io! Senza di me non avreste mai riempito la stiva con il più bel tesoro dei Caraibi! Deciderò io cosa fare di questa cassa. Mozzo, aprila!»
«Perché sempre io?! Se ci fosse un maleficio?»
«Stupidaggini! Aprila!». In quel preciso istante il boato di un tuono ruppe il silenzio. Non era certo un bel segno.
«Visto?!» mormorò il ragazzino preoccupato.
«Non è niente, è lontano…» sminuì il Capitan Smargiasso e di colpo il bagliore di un fulmine saettò alle sue spalle.
«Non aprite!» gridò il Guercio e gli altri erano pienamente d’accordo.
«Basta!», Capitan Smargiasso sguainò la spada, la ciurma si ammutolì, con la punta della lama sfilò il chiavistello e scoperchiò il baule.

Lentamente tutti allungarono il collo per scoprirne il contenuto.

(continua...)

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Matrix - Parla Michele Misseri


"Matrix", come moltissimi programmi tv, si è occupato anche fin troppo del caso di Avetrana. Ieri, l'intera puntata ha visto protagonista Michele Misseri, zio della piccola Sarah, e forse suo assassino.

Lo zio della ragazzina, reo confesso, è stato messo in libertà.
Il suo primo giorno da uomo libero l'ha trascorso raccontandosi ai microfoni di "Matrix", e non avendo remore di mostrare le stanze della sua casa e le foto di famiglia.

L'uomo, nella lunga intervista a "Matrix", si dichiara unico e solo colpevole.
Medita il suicidio per aver ucciso Sarah e rovinato la vita alla figlia e alla moglie, ora in carcere.

Difficile per gli opinionisti presenti, e anche per me in questo momento, commentare le sue dichiarazioni.
Appare diverso. Ha un aspetto più riposato. Sembra che a furia di interrogatori abbia imparato a esprimersi meglio.
Credergli o no? Sta tentando di salvare le donne di famiglia o è davvero l'unico colpevole?

Il suo movente è talmente insulso che tutta questa storia mi dà la nausea.

"(Dopo svariati litigi con sua moglie) Mi ero innervosito così tanto (perché il trattore non partiva), ho preso un compressore d’aria per spolverarle, ma niente. Mi sono agitato ancora e in quel momento da dietro è arrivata Sarah e mi ha chiesto perché stessi gridando. Io le ho detto vattene e mentre lo dicevo l’ho presa fisicamente e l’ho girata per farla andare via. Ho avuto un calore alla testa quando l’ho alzata e quando l’ho appoggiata, mi è arrivato un calcio da lei. Sul parafango c’era un pezzo di corda, l’ho preso l’ho buttato al collo e l’ho girato. Non so nemmeno come abbia fatto, l’ho presa di spalle, lei non ha fatto nessun urlo, niente. Tutti i miei nervi li ho scaricati su di lei, ma forse se ci fosse stato un altro avrei fatto lo stesso”.

Oltre che nauseati, dalla Procura si dicono fortemente infastiditi dai depistaggi di Misseri agevolati dallo spazio che gli è stato concesso in tv. Se l'hanno liberato, avranno le loro buone ragioni, fidiamoci e attendiamo l'esito di questa storia.

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Berlusconi e l’incubo rosso

Berlusconi va al G8. Si guarda attorno, arriva il "bello giovane e abbronzato" Obama, si avvicina a lui, l'americano lo ignora, Berlusconi fa il finto tonto e parla con il fotografo italiano. Poi vede la traduttrice in prossimità di Obama, è il momento perfetto per inserirsi e contare su una traduzione precisa delle sue importantissime parole. Eccolo che fa lo sguardo languido e supplica il Presidente degli Stati Uniti perchè:
“In Italia c’è la dittatura dei giudici di sinistra".

Pochi giorni prima, nel suo appello pre-ballottagio a Tg unificati:
“Sono turbato dalle bandiere rosse. Non consegneremo Milano agli estremisti".

Ditemi voi se non sembrano i deliri di un poveretto?
E invece no. Aveva ragione. Il suo incubo è diventato realtà! La piazza della sua amata Milano si è riempita di bandiere arancioni che a suo parere valgono quanto quelle rosse!

Però, tutto questo odio per il rosso, proprio lui che è rosso-nero! E sù, via!

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